"Un metodo di ginnastica posturale per rieducare il movimento,

liberarsi dal mal di schiena e insegnare tutto questo agli altri"

Si può curare la scoliosi con gli esercizi?
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Si può curare la scoliosi con gli esercizi?

Si può curare la scoliosi con gli esercizi?

La scoliosi rappresenta uno squilibrio tridimensionale della colonna che colpisce il 2% della popolazione, si manifesta in età evolutiva e spesso perdura o si aggrava in età adulta. Il termine scoliosi deriva dal greco “skolios” (storto, contorto) e indica una complessa deformità strutturale della colonna vertebrale che modifica il suo asse fisiologico nei tre piani dello spazio.
A differenza dell’atteggiamento scoliotico (che possiamo annoverare tra i paramorfismi), la scoliosi vera (dismorfismo) ha un carattere strutturato e non sparisce quando si corregge l’inclinazione del bacino, quando la persona si flette in avanti a gambe distese o quando si modifica l’assetto posturale con una soletta o con un bite. Una componente rotatoria è sempre presente.
L’atteggiamento scoliotico (paramorfismo), per contro, è un disturbo funzionale che non comporta mai alterazioni morfologiche delle vertebre, non ha carattere di evolutività, si sviluppa solo sul piano frontale ed è correggibile volontariamente o con semplici interventi esterni. Può essere quindi determinato da dismetria degli arti, lussazione dell’anca, dolore vertebrale o muscolare (la cosiddetta scoliosi antalgica), alterazioni posturali o ipovalidità della muscolatura del tronco. In questi casi l’approccio terapeutico e rieducativo si basa sulla soppressione della causa che ha prodotto la condizione, compensando, ad esempio, l’accorciamento dell’arto inferiore, eliminando il dolore vertebrale o rinforzando la muscolatura del tronco.
La scoliosi strutturata (dismorfismo) è al contrario una deformazione permanente, fissa e non suscettibile di miglioramento senza intervento esterno. Si manifesta nelle tre dimensioni dello spazio e si accompagna sempre ad alterazioni anatomiche non solo della colonna vertebrale, ma anche delle articolazioni, dei legamenti, della muscolatura paravertebrale, della gabbia toracica (con deformazione delle coste) e, nei casi più gravi anche degli organi interni.
Numerose sono le classificazioni in base al livello di gravità.
Semplificando, possiamo definire la scoliosi:
»» lieve, entro i 20 gradi,
»» media, entro i 50 gradi,
»» grave, oltre i 50 gradi,
Le prime, quelle lievi, sono solitamente gestibili con un buon programma rieducativo; le seconde, quelle medie, necessitano spesso di un bustino ortopedico personalizzato; per quelle gravi, invece, viene valutata l’eventualità di un intervento chirurgico.

Linee guida per la gestione della scoliosi
In questo contesto può essere utile ricordare le indicazioni relative alla scoliosi in età evolutiva pubblicate dalla Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione (SIMFER) nel 2005.
Le linee guida esposte sono rivolte ai Medici e ai tecnici della rieducazione, ma possono essere interessanti anche per i pazienti e le persone che vivono la scoliosi in prima persona.
Il trattamento della scoliosi ripercorre tutte le fasi tipiche della prevenzione. Quando la patologia è lieve, il trattamento è una prevenzione dell’evolutività della scoliosi. Questa fase terapeutica è tradizionalmente definita come “trattamento libero” (esercizi con controlli medici periodici) e riguarda la cosiddetta scoliosi minore (di norma al di sotto dei 20° Cobb). La prevenzione dell’evolutività diviene poi terapia perché, così come avviene quando si tratta l’ipercolesterolemia per evitare l’infarto del miocardio, si cura anche in questo caso un importante fattore di rischio primario: la scoliosi minore che può diventare scoliosi maggiore. La forma di prevenzione dell’evolutività principalmente applicata sono gli esercizi specifici e la cinesiterapia: si tratta di un lavoro finalizzato al miglioramento di capacità neuro-motorie, adattato e controllato sulla base della patologia e delle caratteristiche individuali del singolo paziente. Il complesso degli esercizi è teso a migliorare le capacità specifiche dell’individuo (equilibrio, coordinazione e controllo oculo-manuale) rispettando gli equilibri biomeccanici (l’azione è sui tre piani dello spazio).
Un secondo aspetto è quello della prevenzione secondaria, vale a dire del trattamento per evitare i danni conseguenti alla presenza della patologia conclamata. I confini possono essere fatti coincidere con un livello di patologia che richiede di intervenire con una ortesi. Lo scopo primario in questa fase è quello di evitare l’aggravamento della scoliosi, quindi di curare la malattia, ma anche, purtroppo a volte dimenticato, di trattare le menomazioni, di evitare le limitazioni dell’attività (disabilità) e della partecipazione (handicap).
Quindi, se l’elemento principe è l’ortesi, il trattamento delle menomazioni e della disabilità sono tipiche dell’intervento riabilitativo, sia cinesiterapico e con esercizi specifici, che psicologico, ma anche educativo. Ovviamente questo intervento è interdisciplinare e vede la compartecipazione delle diverse figure del team: fisiatra, ortopedico, fisioterapista, tecnico ortopedico, laureato in scienze motorie, paziente, famiglia.
Infine, va considerata la prevenzione terziaria, spesso fatta direttamente coincidere “tout court” con la riabilitazione. Questo momento è tipico del recupero post-intervento e/o del superamento dei danni iatrogeni in età dell’accrescimento.

Chinesiterapia ed esercizi specifici
Recentemente è stata pubblicata in letteratura recensita una revisione sistematica molto ampia e completa sull’efficacia degli esercizi specifici nel ridurre le probabilità di peggioramento della scoliosi idiopatica. E’ risultata la scarsa qualità metodologica generale di tutti i lavori sinora pubblicati anche se, con l’esclusione di un unico studio, i risultati propendono tutti per l’utilità del trattamento. Gli autori concludono che, per quanto oggi si conosce, esercizi specifici possono essere proposti ai pazienti.
Attualmente non c’è evidenza scientifica sufficiente per raccomandare o sconsigliare l’utilizzo della cinesiterapia e di esercizi specifici. Peraltro, introducendo accanto ai concetti di efficacia ed efficienza, quello di accettabilità delle terapie, le famiglie hanno dimostrato di preferire l’effettuazione di esercizi specifici a scopo preventivo all’attesa di una eventuale evoluzione da trattare in seguito con corsetto. Inoltre, l’esame della letteratura a disposizione permette di ipotizzare un’efficacia di esercizi specifici nel rallentare l’evolutività delle curve patologiche in pazienti affetti da scoliosi idiopatica con curve minori.
Non esistono pubblicazioni scientifiche rigorose sull’efficacia terapeutica dell’uso di manipolazioni, plantari (non rialzi), byte, medicinali convenzionali ed omeopatici, agopuntura, accorgimenti alimentari per la correzione della scoliosi idiopatica in età evolutiva.
Sintetizziamo le raccomandazioni significative:
»» che la scelta delle opzioni terapeutiche venga fatta dal clinico esperto di patologie vertebrali sulla base di tutti i parametri anamnestici, obiettivi e strumentali;
»» che una curvatura scoliotica non strutturata e la scoliosi inferiore ai 10±5° Cobb non vengano trattate in modo specifico, salvo parere motivato del clinico esperto di patologie vertebrali;.
»» che la scoliosi inferiore ai 10±5° Cobb ed una curvatura scoliotica non strutturata molto evidente vengano ricontrollate periodicamente sino al superamento del picco puberale, salvo parere motivato del clinico esperto di patologie vertebrali;
»» si raccomandano, nelle curve minori, gli esercizi specifici come primo gradino di approccio terapeutico alla scoliosi idiopatica per prevenirne l’evolutività;
»» si raccomanda la costituzione di équipe terapeutiche specifiche (non necessariamente con rapporto di lavoro diretto), con una stretta collaborazione tra medico e rieducatore;
»» che gli esercizi vengano proposti e seguiti da un rieducatore specificamente formato ed esperto nel trattamento della scoliosi;
»» che gli esercizi vengano svolti individualmente o, meglio ancora, in piccolo gruppo con programmi individualizzati;
»» che gli esercizi vengano effettuati con continuità sino alla fine del trattamento;
»» che gli esercizi vengano individualizzati sulla base delle necessità dei pazienti;
»» che gli esercizi siano finalizzati ad un miglioramento del controllo neuromotorio e posturale del rachide, dell’equilibrio e della propriocezione e ad un rinforzo della funzione tonica della muscolatura del tronco;
»» che gli esercizi non incrementino l’articolarità e la mobilità del rachide, con esclusione della fase di preparazione all’uso di un’ortesi;
»» di evitare per la cinesiterapia l’uso esclusivo di singoli metodi, nessuno dei quali si adatta a tutte le fasi terapeutiche per il ragazzo affetto da scoliosi idiopatica;
»» di utilizzare in ogni fase del trattamento il metodo, le tecniche e gli esercizi
più idonei a perseguire gli obiettivi terapeutici necessari per il paziente;
»» di evitare mobilizzazioni manuali e manipolazioni, con esclusione della fase di preparazione all’uso di un’ortesi;
»» che l’eventuale correzione dell’eterometria degli arti inferiori non sia mai totale e venga decisa dal clinico esperto di patologie vertebrali;
»» di non utilizzare a scopo correttivo della deformità: plantari (non rialzi), byte, medicinali convenzionali ed omeopatici, agopuntura, accorgimenti alimentari.

L’approccio del Metodo Rieduca nella Gestione chinesiologica e posturale della scoliosi: uscire dall ’ottica della correzione

A nostro parere il compito della rieducazione non è quello di correggere la scoliosi, ma quello di fermarne l’evolutività e di creare un riequilibrio funzionale ed estetico.
Altro compito importante consiste nell’intervenire sulla sintomatologia delle zone muscolari più contratte.
l Metodo Rieduca® utilizza nell’educazione della postura un approccio sistemico e psicomotorio: l’alterazione viene considerata come una caratteristica del soggetto inserita in un quadro più complesso. Le interdipendenze tra personalità e postura inducono ad intervenire a livello globale, integrando la componente biomeccanica con quella neuromotoria e psicomotoria.
L’atteggiamento posturale di una persona, infatti, non è accidentale, ma significante espressivo delle sue motivazioni e della sua maniera di essere di fronte agli altri. Trattare un paramorfismo o un dismorfismo della colonna significa, quindi, organizzare una generale rieducazione dell’atteggiamento della persona in relazione con il suo ambiente.
Si esce dall’ottica “correttiva” per entrare in quella “educativa” e “rieducativa”: lo scopo è quello di migliorare le funzioni neuro e psicomotorie della persona per garantire una modalità di gestione più funzionale della propria colonna vertebrale.
Come abbiamo già accennato nella descrizione del nostro Metodo, le funzioni psicomotorie (e quindi lo sviluppo della coordinazione e dell’equilibrio, del controllo tonico, del rilassamento, dell’educazione respiratoria, della propriocettività e dell’esterocettività) costituiscono lo sfondo e il contesto indispensabile in cui inserire il lavoro posturale specifico.
I programmi rieducativi per la scoliosi indirizzati a bambini e adolescenti risultano spesso noiosi e poco motivanti; essi vengono vissuti dai giovani come un obbligo al quale sottrarsi appena possibile. Il taglio educativo che abbiamo dato con il nostro approccio prevede uno stile psicomotorio basato sul miglioramento del rapporto con proprio il corpo effettuato in forma giocosa.
Piccoli risultati immediati (aumento di statura, maggiore simmetria estetica e funzionale, apertura del torace e delle spalle, miglioramento delle doti atletiche di forza, elasticità muscolare, coordinazione ed equilibrio, eliminazione delle tensioni neuro-muscolari) incoraggiano nell’applicazione costante e nella prosecuzione del programma.

Esame morfo-funzionale e analisi dei referti
La strategia d’intervento chinesiologico che adottiamo con il nostro Metodo per trattare le scoliosi lievi e le alterazioni posturali in età evolutiva partono da un esame morfologico-strutturale e funzionale dell’allievo, per osservare com’è la sua colonna e quali le sue possibilità di movimento. Tale esame viene confrontato con l’analisi dei referti radiografici e delle diagnosi mediche.
Sulla base di questi dati si elabora il programma rieducativo che si articola:
»» attraverso il lavoro sia individuale sia in un piccolo gruppo effettuato in
palestra;
»» attraverso un programma di lavoro individualizzato eseguito a casa dall’allievo;
»» attraverso l’apprendimento di abitudini posturali corrette nella vita quotidiana.

Esercizi di presa di coscienza statica e dinamica
Come diceva Stagnara (1975) l’atteggiamento corretto è il frutto di un lavoro che passa attraverso la presa di coscienza dell’alterazione.
Per questo motivo diamo notevole importanza agli esercizi di affinamento delle percezioni propriocettive che favoriscono la strutturazione dello schema corporeo. Anche il rilassamento favorisce la presa di coscienza dei segmenti corporei e del loro tono muscolare.
All’inizio si dialoga con il sistema nervoso accentuando ed evidenziando l’atteggiamento che il programma posturale pone in essere; solo successivamente si suggerisce anche l’altra possibilità di movimento, creando la scoliosi sul lato opposto.
In questa fase iniziale la scoperta del contatto delle varie parti del corpo con il pavimento da distesi, con il muro da seduti e in piedi, o con intermediari di contatto, agevolano
la sensibilità dell’alterazione e dell’asimmetria.
La presa di coscienza deve avvenire anche in situazioni dinamiche e per questo facciamo eseguire esercizi di mobilizzazione del bacino (come la sequenza dell’orologio sacrale proposta da Feldenkrais, 1978) e, in situazioni posturali diverse, per sentire le connessioni tra la colonna e le altre parti del corpo. Facciamo scoprire all’allievo le possibilità di movimento della sua colonna vertebrale anche confrontandole con un modello in resina e spieghiamo agli allievi portatori di corsetto ortopedico la funzione dello stesso.
Utilizziamo inoltre, con la stessa finalità, gli esercizi di percezione del movimento respiratorio e alcuni esercizi di educazione respiratoria.

Gli esercizi di autoallungamento
Gli esercizi di autoallungamento della colonna vengono effettuati attraverso il controllo del bacino, della testa e della cintura scapolare.
Durante questi esercizi controlliamo, anche manualmente, che non ci siano tensioni parassitarie nelle spalle, nel collo e che la colonna non vada in lordosi. Ricordiamo infatti che, in base agli studi sulla tridimensionalità della scoliosi di R. Perdriolle (1979), le scoliosi “vere” iniziano in lordosi.

Gli esercizi di derotazione vertebrale
Gli esercizi di derotazione vertebrale vengono effettuati sia in corsetto che fuori corsetto, in differenti situazioni posturali, utilizzando e non utilizzando la respirazione. Si cerca di fare in modo che gli stimoli dati al sistema nervoso siano sempre variabili e l’idea della derotazione sia indipendente dalla situazione.

La tonificazione mirata
Spesso una colonna vertebrale scoliotica è gestita da un muscolatura debole. In questi casi inseriamo nel programma rieducativo esercizi e sequenze di tonificazione muscolare della catena posteriore e della parete addominale.
Concordiamo con S. Pivetta (1975) sulla necessità frequente, in scoliosi evolutive, di una stabilizzazione muscolare della postura.

L’integrazione delle acquisizioni posturali nella quotidianità
Il lavoro svolto in palestra due o tre volte la settimana sarebbe irrilevante se non venisse integrato quotidianamente nelle abitudini posturali degli allievi.
Ciò significa che cerchiamo di insegnare loro a gestire la colonna in maniera intelligente, quando sono a casa, a scuola, quando sollevano dei pesi, quando li trasportano.
Considerato il numero di ore che i bambini e i ragazzi passano seduti, è molto importante l’apprendimento di una postura che mantenga le curve fisiologiche e favorisca l’allungamento del rachide. Può essere utile, invece delle sedie normali, l’impiego di sedie ergonomiche e di piani di lavoro inclinabili che impediscono l’accentuazione delle curve della colonna e favoriscono una postura corretta.

Conclusioni
In questo articolo abbiamo illustrato una proposta metodologica per prevenire e gestire la scoliosi.
Ci auguriamo di aver stimolato il desiderio di utilizzare l’attività motoria in tutta la sua ricchezza, beneficiando sia della valenza terapeutica, sia di quella educativa e socializzante.
Il programma che proponiamo con il nostro Metodo va applicato in modo assiduo, personalizzato e in sinergia con gli altri approcci terapeutici, cercando di inserire il trattamento chinesiologico in un quadro educativo ampio che prevede, ove necessario, l’intervento sinergico di ortesi e rieducazione vertebrale.
Il tentativo, infatti, è quello di favorire il trattamento terapeutico cercando:
»» la riduzione dei gradi d’inclinazione laterale Cobb e di torsione Perdriolle;
»» la riduzione del peggioramento (e se possibile il miglioramento) della scoliosi;
»» l’integrazione delle acquisizioni posturali nella quotidianità.
L’obiettivo finale del Metodo Rieduca è comunque quello di aumentare nell’allievo la conoscenza di sé e del suo atteggiamento posturale, affinchè la scoliosi, anche quando permane, non diventi un handicap funzionale e/o psicologico.
Nella nostra esperienza abbiamo verificato come sia possibile creare le condizioni strutturali e metodologiche in cui le persone, in un clima favorevole e positivo, possano gestire un problema così sentito e talvolta così invalidante come quello della scoliosi.

Dott. Maurizio Cancedda, Ideatore del Metodo Rieduca

 

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